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mercoledì 22 novembre 2017

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GUIDA TURISTICA



Costume femminile tradizionale

Il costume femminile platacese, come ogni altro elemento dell’ingente e prezioso bagaglio culturale albanese, ha in sé un grande significato socio-antropologico, rappresenta un’importante identificazione con la propria tradizione popolare e rinsalda un forte legame con tutta la diaspora. Esso, inoltre, riesce magicamente a far emergere in chi lo indossa tanti aspetti che contribuiscono a far cogliere fascino, fierezza, eleganza ed anche un pizzico di vanità che caratterizzano la poliedrica personalità della donna orientale, la quale adora trasformarsi in soggetto di ammirazione. Significativo è il momento della vestizione che prevede un interessante e complesso rituale, poiché abbisogna di molti preparativi che ravvivano la circostanza.
Questa cerimonia, una volta, veniva accompagnata da canti, molti dei quali erano nuziali, dedicati alla sposa da amiche e parenti che l’aiutavano ad abbigliarsi, giacché la donna fino alla fine del secolo scorso si sposava con l’abito albanese.
Il costume del matrimonio era costituito da un diadema col nastro o il fiocco rosso usato fino all’ultimo periodo bellico; da un velo che copriva tutto il viso della sposa: entrambi si portavano sul capo. A volte si usava anche il caratteristico fazzoletto con le frange. Il corpetto viene confezionato con un tessuto fine di damasco e lavorato con fili d’oro a ornamenti naturalistici o a rilievi d’oro, con fasce di gallone dorato sul dorso. Per le grandi ricorrenze essi venivano fatti anche in stoffa di velluto, semplice o ricamata con fantasiosi ornamenti, i cui colori variavano, come negli odierni costumi, dal viola chiaro al viola scuro, dal blu chiaro a quello scuro. Anche le maniche erano decorate ed i polsini bordati da altro gallone dorato. La camicia bianca di lino, ornata di pizzi e merletti che, più di tutto, abbelliva l’abito nuziale, continua a corredare anche l’altro costume giornaliero, ancora indossato da poche anziane del paese, che è costituito da un fazzoletto bianco, dal corpetto e da una sottana di cotone o di lino con le crespe.
Le donne nubili indossavano solo la sottogonna, mentre quelle sposate si mettevano la gonna rossa di panno castorino o la sottana di lana grezza, leggera o pesante, lavorata al telaio, sopra la quale si indossava un’altra gonna di seta, lunga e strombata al fondo, con fitte plissettature bordate e una larga trina ricamata all’orlo inferiore. Le calze erano bianche e di cotone, con decorazioni.
In paese ancora esiste il costume della festa che si indossa solo in particolari circostanze: cortei nuziali (una volta anche nei cortei funebri), in qualche vallja popolare o altra manifestazione culturale. Esso è costituito dalla camicia bianca col merletto, dal corpetto, dalla gonna e dal grembiule intagliato o ricamato.
A completamento del vestiario veniva portato uno scialle, in genere di colore rosso. L’abito, infine, è corredato dalla collana d’oro, da un medaglione d’oro col laccio nero e dagli orecchini pendenti.

Ricerche e Studi di Costantino Bellusci







 
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